Piccola Compagnia della Magnolia ● Mater Dei

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Da un  testo inedito e mai rappresentato di Massimo Sgorbani

Con “Mater Dei” si avvera, nel segno di alcuni comuni denominatori, la fusione tra la drammaturgia di Massimo Sgorbani e l’identità artistica di Piccola Compagnia della Magnolia.
Da sempre Magnolia indaga nei suoi lavori i rapporti famigliari e l’Amore come sfrenata ed incestuosa lussuria, il desiderio come esercizio di violenza e ricerca di sublimazione del sé tra rinascita ed annullamento. Lo studio delle radici (famigliari, cosmogoniche) è per Magnolia studiare il sangue, i rapporti primari di parentela, i rapporti senza mediazioni, di rito e mito, l’interazione della parte con il tutto. “Mater Dei” si colloca tematicamente e stilisticamente come prosecuzione di senso all’interno di questa ricerca.
Libera variante sul tema del mito, “Mater Dei” ha come protagonisti una madre e un figlio, collocati in un tempo immaginario e in un luogo altrettanto immaginario del sud dell’Italia. Chi parla è la madre, vittima molti anni prima della violenza di un dio che, attratto dalla sua bellezza, è sceso sulla terra sotto sembianze animalesche e l’ha posseduta con la forza. Una sorta di rivisitazione del mito di Giove ed Europa dove la donna, invece che essere rapita, viene stuprata e ingravidata dal dio autoritario e passionale.
La gravidanza, iperbolica e paradossale, genera ben quattordici figli, tutti dotati dei paterni attributi divini, tranne l’ultimo. L’ultimo è un dio mancato, debole, troppo umano, e la madre ha dedicato la sua vita a nasconderlo e proteggerlo. Ora però qualcuno sta arrivando a prenderlo, qualcuno intenzionato a “correggere l’errore”. Nel tempo di questa attesa si svolge l’azione drammatica.

Drammaturgia | Massimo Sgorbani – Regia | Giorgia Cerruti – Direzione d’attore | Davide Giglio – Con | Giorgia Cerruti e Fabrycja Gariglio – Luci  | Lucio Diana – Progetto sonoro | Guglielmo S. Diana – Con il supporto di | Armunia, e di Residenza I.DRA. e Teatro Akropolis nell’ambito del progetto CURA 2018.

La Piccola Compagnia della Magnolia è una troupe, un gruppo di lavoro permanente e indipendente. Magnolia crea i propri lavori attraverso una ricerca che trova il suo centro nell’attore e nella composizione dell’immagine. L’ensemble compie dal 2004 una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, affrontando con sguardo contemporaneo il proprio fare teatro, riappropriandosi dei classici o sperimentando negli ultimi lavori scritture originali, inseguendo una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in un confronto aperto e diretto con il Pubblico.

“La nostra ricerca, lunga e difficile ma appassionante, cerca di negare al Teatro certi approcci cinematografici che non gli appartengono, recuperando ciò che gli compete per convenzione: l’artificiosità di un momento rituale estraneo al quotidiano; un tempo “altro”  in cui ci si riunisce – pubblico e attori – per cercare il vero nella finzione”. Giorgia Cerruti

Il mulino di Amleto ● Senza Famiglia

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Gli strumenti usati sono per lo più il lavoro sull’umanità degli interpreti, sulla loro qualità attoriale, sulla creazione di una vicinanza e di una partecipazione del pubblico, su proposte di allestimento scenico non naturalistico. Attraverso tutto questo, la compagnia vuole mettersi alla prova con un testo contemporaneo – Senza Famiglia di Magdalena Barile – per stimolare una creazione folle e imprevedibile che racconti però uno dei nodi della nostra contemporaneità: il fallimentare rapporto tra le generazioni.
Senza Famiglia racconta di come i sogni dei padri e delle madri cadono come macigni sulle teste dei figli, mentre la comunicazione fra le generazioni è costellata da equivoci e disastri. Cinque personaggi: una mamma, un marito, due figli, e una nonna che risorge per insegnare alla figlia come ci si realizza, sono il centro di questa parabola dark e diventano un pretesto per interrogarci sull’eredità che ci è stata lasciata dai nostri “padri”, per interpellarli e scatenare un cortocircuito vivo e potente tra le loro confessioni e il testo della Barile.

Report finale residenza ● Cranpi Iacozzilli

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Report Residenza 1 luglio – 20 luglio 2018
La Classe- Seconda residenza all’interno del Progetto CURA 2018.

La residenza presso I.DRA. nel luglio 2018 costituisce la quarta tappa di un percorso di creazione iniziato a Roma nel 2017 in occasione dei Teatri del Sacro e proseguito con la doppia residenza a Roma (Teatro Biblioteca Quarticciolo) e a Firenze (Teatro Cantiere Florida) nell’ambito del progetto CURA 2018. Il tutto finalizzato alla presentazione del lavoro in forma completa nell’ottobre 2018, in occasione di “Anni luce” /Romaeuropa Festival.

La residenza è stata un momento prezioso, un tempo in cui siamo riusciti a mettere a fuoco con maggiore precisione il lavoro già fatto e ad aprire nuovi campi di indagine. Lo spazio prove era perfetto per le nostre esigenze artistiche.
In una prima fase ci siamo concentrati sulla scoperta/definizione dei nuovi personaggi. Abbiamo delineato i loro caratteri, capito come si muovono, come respirano, quali sono le relazioni con le altre marionette e in che tipo di relazione sono con il personaggio di Suor Lidia. Insieme ai performer abbiamo inoltre lavorato su improvvisazioni finalizzate alla scoperta dei sogni/desideri segreti di queste nostre marionette.
Parallelamente abbiamo indagato lo spazio partendo da questa domanda: qual è la relazione spaziale tra spettatore e scena attraverso cui l’esperienza di questo lavoro può essere più efficace? Intendendo con “relazione spaziale” la posizione fisica ed emotiva dello spettatore.
In una seconda fase abbiamo impostato nuove scene: 1. Antonio e la lotta per la sopravvivenza; 2. Spiderman; 3. La ricreazione; 4. La sinfonia degli zigomi; 5. Il waltzer di Chiara la ladra e provato alcune sequenze drammaturgiche.
In un ultimo momento, anche grazie all’arrivo di Lorenzo Letizia e Luca Lotano, abbiamo riflettuto sugli obiettivi da raggiungere nella prossima fase di lavoro.

Cranpi Iacozzilli ● La classe

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OBIETTIVI DI LAVORO

Durante la prima residenza artistica (23 aprile/10 maggio presso il Teatro Cantiere Florida) abbiamo aperto dei nuclei tematici, delle possibilità drammaturgiche e portato avanti il lavoro sulle improvvisazioni. L’obiettivo per la seconda residenza (1-20 luglio presso IDRA) è quello di mettere ordine e di precisare l’elaborazione della struttura drammaturgica dello spettacolo. Parallelamente al lavoro di scrittura scenica, lavoreremo alla scoperta delle nuove marionette: come si muovono, come respirano, quali sono gli oggetti che hanno, in che tipo di relazione sono con questi oggetti e quali sono le relazioni tra i nuovi personaggi.

Gruppo MALOMBRA ● Adele (titolo provvisorio)

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La ricerca artistica del gruppo Malombra parte dal teatro d’ombre tradizionale, elaborandone una rilettura contemporanea.

Pur mantenendo l’aspetto altamente artigianale di questa tecnica, ne trasforma alcuni principi tecnici fondamentali, ad esempio al posto delle classiche sagome articolate vengono usati dei veri e propri modellini scenografici costruiti in materiali trasparente, dentro ai quali si aggira la sorgente luminosa, che restituisce la proiezione di ombre in movimento, con un effetto paragonabile al movimento di macchina cinematografico.

Adele, il prossimo progetto, in fase di creazione, spinge la ricerca avviata da Malombra eliminando la retro-proiezione su schermo bianco e utilizzando una quintatura alla tedesca come supporto di proiezione frontale, che permette di creare un’illusione ottica che trasforma le pareti piatte in una serie di ambientazioni e paesaggi incredibilmente tridimensionali.

Nello spazio scenico così delimitato, si inserisce una performer che abita gli scenari che le si creano attorno grazie alle ombre con cui lei interagisce.

La macchina scenica che viene utilizzata per la creazione delle ombre, è stata costruita ad hoc dalla compagnia, e riproduce in miniatura la macchineria teatrale del teatro all’italiana con tanto di graticcia.

Il primo atto dello spettacolo, con le relative musiche, è stato montato durante un primo periodo di residenza di 20 giorni, realizzato all’ Angelo Mai di Roma, nel mese di Agosto 2017.

Durante la residenza al Teatro Spazio Idra dal 23 luglio al 10 agosto 2018, abbiamo intenzione di lavorare al secondo e ultimo atto. Secondo un calendario che prevede per la prima settimana di residenza la realizzazione e messa a punto dei modellini scenografici che utilizziamo per realizzare le ombre, e dei vari movimenti di scena previsti. Nelle due settimane successive parallelamente a questo lavoro inizieremo la fase di prove con la danzatrice.

L’obiettivo di questi 20 giorni è di montare il secondo atto, per questo abbiamo bisogno di realizzare i modellini scenografici, verificare una serie di effetti che abbiamo immaginato di utilizzare, avere chiara la sequenza di movimenti coreografici e tecnici, definire le interazioni della perfomer con le ombre.

A questo punto dovrebbe partire la fase conclusiva del progetto dal 13 Agosto al 11 Settembre sono previsti altri 25 giorni di residenza, tra l’Angelo Mai di Roma e residenza Settimo Cielo di Arsoli (partner del progetto Cura). In questo periodo lavoreremo con il compositore Andrea Pesce alla realizzazione delle musiche del secondo atto, ultimeremo la decorazione dei modellini scenografici e procederemo a un ultimo periodo intensivo di prove.

Report finale residenza ● SA.NI

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Ringraziamo il teatro Idra per la splendida residenza, nella quale possiamo dire con piacere di aver portato a termine gli obiettivi che il collettivo si era prefissato.
A seguito delle due tranche di prove siamo infatti riusciti nei compiti, sia di imbastire una struttura di forte interesse per i momenti più deboli della performance, sia di completare un piano luci fondamentale per la restituzione del lavoro.
Ad ora lo spettacolo nutre ancora dei bisogni sotto l’aspetto drammaturgico e sonoro ed è stata per noi di altrettanta importanza l’organizzazione di una restituzione con il pubblico, di settore e non, e con i rappresentanti di Idra stessi, con la quale collezionare impressioni, domande ed delineare una visione di ricerca futura. Speriamo dunque di potervi mostrare il lavoro concluso al più presto e di riportarlo in questa meravigliosa cornice.

 

 

SA.NI ● Tutt’uno

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SA.NI. è una compagnia di danza contemporanea che nasce nel 2017 dalla volontà di Nicola Cisternino e Sara Sguotti di veder realizzata in scena la loro prima costruzione autoriale. Il progetto, basato sul rapporto biunivoco che lega l’individuo alla società, è ormai in cantiere da un anno, ma qui presso IDRA avremo per la prima volta la possibilità di lavorare con una disponibilità tecnica. Sarà dunque importante per noi dare vita a tutti quei momenti, per ora immaginati, che andranno a disegnare in forma completa la nostra idea drammaturgica, la quale muterà e si svilupperà a sua volta parallelamente alle nuove possibilità a nostra disposizione. Anche lo studio della musica sarà fondamentale, cosi da apportare, se non conclusa definitivamente, un importante spinta avanti alla completezza scenica.

Rebelot ● HOMEsweetHOME

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Una nuova residenza per un nuovo progetto dedicato, questa volta, alla prima infanzia.
È una collaborazione questa che prosegue oramai da quasi dieci anni in varie forme e modalità, segno, credo, di una grande maturità professionale. Non si puó collaborare per tanto tempo se non ci si trasforma assieme. Di questo sono molto contento e allo stesso tempo grato a quella vecchia bestiaccia dell’Idra!
HOMEsweetHOME ( CASAdolceCASA) è al primo vagito, anzi alla prima ecografia. Non si sa se è maschio o femmina e se è sano, ma i suoi genitori si vogliono un gran bene e stanno preparando la sua cameretta con tanto amore.

Report finale residenza ● Madiel

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TEMI TRATTATI IN FASE DI RICERCA.

– La FUGA e la “RESTANZA”.

– Il Sud maledetto e il caso ENI.

– STRUTTURA DRAMMATURGICA E LINGUAGGIO

– CARATTERE ANTROPOLOGICO

– IMPIANTO SCENOGRAFICO

– ASPETTO MUSICALE

Già dal primo giorno avere a disposizione un alloggio e uno spazio tutto nostro per poter mettere a punto gli aspetti elencati prima è stato fondamentale. Ci siamo immersi nel lavoro con la giusta serenità data da un’accoglienza rara.

In fase di costruzione i feedback del processo creativo richiesti sono stati fondamentali. Il nostro obiettivo è stato principalmente l’aspetto tecnico. entrambi gli attori in scena utilizzano elementi elettronici durante l’intera performance e lo studio fondamentale è stato quello di creare una scenografia che potesse soddisfare tali esigenze.

In uno spazio confortevole e perfettamente idoneo offerto dalla residenza ci ha agevolati in questa fase delicata di lavoro.

Sono stati sostanzialmente 20 giorni produttivi che ci hanno poi permesso di continuare lo studio e debuttare con la serenità giusta, cosa alquanto rara nelle giovani produzioni.

Davide Carnevali ● Educazione transiberiana – terza tappa

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Report Residenza 3 – 13 novembre 2017
Educazione Transiberiana – Terza tappa

Davide Carnevali, Silvia Giulia Mendola, Fabrizio Martorelli, Federico Manfredi, Giovanni Ortoleva

La residenza presso I.DRA. nel novembre 2017 costituisce la terza tappa di un percorso di creazione iniziato a IT Festival (Milano) nel maggio 2016 e proseguito attraverso la doppia residenza a Milano presso il Teatro Franco Parenti e a Granara presso il Granara Festival nel luglio 2017. Il tutto finalizzato alla presentazione al pubblico del lavoro in forma completa nell’aprile 2018, presso il Teatro Franco Parenti di Milano, produttore della creazione.
Il progetto – sorto dalla collaborazione tra l’autore Davide Carnevali e gli attori Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti, a cui si è aggiunto Federico Manfredi – vuole sperimentare una modalità di lavoro differente da quelle a cui gli elementi del gruppo sono abituati. La creazione nasce e si alimenta da un confronto permanente tra l’autore e gli attori, mentre la messa a punto dello spettacolo si sviluppa attraverso periodi di prova saltuari e dilungati nel tempo. Questa conformazione modulare risponde a una triplice esigenza.

In primo luogo, permette al gruppo di portare avanti un processo di creazione agile e sostenibile, lavorando di volta in volta, in modo autonomo, su specifiche scene. Durante questa fase delle prove ci si concentra sul senso e le intenzioni del testo, senza l’obbligo di impararlo a memoria, ma verificando che funzioni in bocca all’attore e comprovando le soluzioni sceniche a cui può aprire. Pensiamo infatti che tanto la tranquillità di creare senza essere condizionati da una scadenza imminente, quanto l’implicazione prolungata e reiterata nel progetto da parte dei suoi ideatori, vadano a favorire la qualità del lavoro.
In secondo luogo, questa modalità permette di arrivare più facilmente al pubblico, offrendo la possibilità di presentare alcune scene, che conservano una certa autonomia drammaturgica, come mini-spettacoli. È appunto il caso di Peppa Pig prende coscienza di essere un suino, monologo di venti minuti, già programmato con successo in differenti festival in forma di mise en space. Il momento di confronto con il pubblico è essenziale per capire in che misura il lavoro stia funzionando, servendo così da riscontro alla compagnia. Le forme della lettura e del semimontaggio offrono da un lato una ricezione più agile da parte dello spettatore, e dall’altro garantiscono una rifinitura del prodotto di maggiore qualità rispetto a una prova aperta.
In terzo luogo, questo metodo di lavoro permette a produttori e programmatori di seguire passo dopo passo l’attività del gruppo e constatare nel tempo il progresso del lavoro, in modo da avere un’idea chiara di come andrà a essere lo spettacolo. Inoltre, nel momento in cui Maleducazione transiberiana entrerà nell’ultima fase delle prove, gli attori arriveranno con un testo già conosciuto e un’idea di spettacolo definita, in modo che il tempo a disposizione sarà impiegato per ultimare il montaggio delle varie scene, fissare la memoria, collaudare gli elementi tecnici e rodare la partitura scenica.

Tutto questo si pone come un tentativo di ovviare ai problemi che il modello di produzione teatrale presenta nel nostro paese. Spesso le esigenze di produzione, le condizioni di lavoro a cui sono soggetti regista e attori, così come i tempi ristretti destinati alle prove, limitano drasticamente le potenzialità di un progetto, influendo negativamente sulla sua forma finale e, non di rado, deludendo le aspettative dei creatori, dei programmatori, ma soprattutto quelle del pubblico. Dietro tutto questo ci sono ragioni comprensibili dal punto di vista delle economie in cui il teatro è inquadrato, ma incomprensibili dal punto di vista delle modalità che richiederebbe la creazione artistica. In questo modo, recuperando una metodologia in parte ispirata al modello di produzione del teatro off argentino, cerchiamo dunque di mediare tra esigenze produttive, urgenze artistiche e necessità materiali dei componenti del gruppo. Nell’ottica, naturalmente, di un miglioramento non solo delle condizioni di lavoro, ma anche della qualità stessa del prodotto artistico, e dunque del momento della sua ricezione da parte del pubblico.

Il gruppo è arrivato a I.DRA. avendo già montato, nelle tappe precedenti gli episodi: #1 / Peppa Pig prende coscienza di essere un suino (monologo, 20’); #2 / Holly e Benji patiscono le fluttuazioni del mercato euroasiatico (dialogo, 15’); #3 / Il migliore dei mondi possibili (dialogo, 15’); #4 / Il Pisolone fa fare un dolce sonnellino al tuo spirito critico raccontandoti la fiaba dell’orizzonte teleologico del capitalismo (monologo, 10’); #5 / Prologo. Le parole e le cose (monologo, 2’).
Nei dieci giorni di residenza abbiamo aggiunto l’episodio #6 / Epilogo. Della bambina che non voleva lavarsi (monologo, 10’); e siamo tornati a lavorare sulle scene precedenti, tenendo conto dei risultati ottenuti nelle due aperture al pubblico di luglio e agosto.
Inoltre abbiamo lavorato con l’attore Federico Manfredi a un nuovo montaggio delle scene #2 / Holly e Benji patiscono le fluttuazioni del mercato euroasiatico e #4 / Il Pisolone fa fare un dolce sonnellino al tuo spirito critico raccontandoti la fiaba dell’orizzonte teleologico del capitalismo, per supplire all’assenza di Alberto Onofrietti. Questo non tanto nell’ottica di una semplice sostituzione tra attori, quanto secondo un concetto di “compagnia allargata” che permetta in futuro la circuitazione dello spettacolo con un cast diversificato secondo le esigenze e gli impegni degli attori.
Allo stesso tempo abbiamo integrato nel gruppo Giovanni Ortoleva come consulente alla regia e alle luci, provvedendo quindi a determinare la conformazione dello spazio scenico, l’utilizzo della componente audiovisuale, e il piano luci di quello che sarà il montaggio definitivo dello spettacolo.
Anche da questo punto di vista, il supporto da parte del personale di I.DRA. è stato certamente prezioso. Pur non prevedendo la residenza, da contratto, ore di lavoro di tecnici su sala, questi hanno contribuito, per quanto possibile, a fornirci i materiali e la consulenza di cui necessitavamo. In quest’ottica, consideriamo che l’inserimento nel quadro della residenza di ore di lavoro dei tecnici potrebbe certamente costituire un vantaggio, apportando un ulteriore elemento di sostegno alle compagnie, che si aggiungerebbe a quello di lavorare in uno spazio già di per sé splendido e comodo come il Mo.Ca.. Dal canto loro, anche i membri della direzione artistica e amministrativa di I.DRA. si sono sempre dimostrati disponibili nei confronti della compagnia, rendendo il luogo di lavoro comodo e gradevole.

Il risultato della residenza è aperto al pubblico in data del 25 novembre, nell’ambito del Festival Wonderland. La forma in cui si presenta è quella di un’anteprima, in cui è già presente un 80% di quello che sarà lo spettacolo definitivo; ma in cui è evidente che ormai il lavoro ha già assunto le sembianze di uno spettacolo coerente e pressoché autonomo.

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