Flavia Ripa ● Attilio

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La residenza rappresenta per noi l’occasione di esplorare la drammaturgia già sviluppata -presentata quest’anno anche al premio Asti-Scintille- e scoprire le parti testuali che ci occorrono e non sono ancora consolidate.
Vorremo indagare la tematica del perturbante, del già noto ma sempre estraneo. Indagheremo una casa piena di non detti. Come?
Lo spazio che stiamo immaginando è un luogo claustrofobico e al contempo un bosco casalingo, un cortocircuito tra il desiderio di evadere e il rimanere persi nello stesso posto.
Tutto quello che accade fuori dal poemetto grottesco di Casa Indino è filtrato da oggetti in scena come televisori, radio, telefoni, che permettono di accedere al fuori pur essendo ben chiusi in casa.
Questa intuizione scenica, avremmo voglia di svilupparla nella sua totalità: la drammaturgia parlata si incrocia ai suoni prodotti dagli elettrodomestici, presenze invasive e sonore, che stanno diventando una cifra per noi importante.
 Abbiamo cominciato a rendere gli oggetti attivabili in scena dalla performer attraverso pulsanti/pedali, per rendere il tutto diegetico. Da un parte ci interessa sviluppare una drammaturgia sonora estemporanea fatta di frullatori, Radiomaria, TG, che ricreino la situazione di una casa ordinaria, dall’altro sviluppare l’aspetto fantasmatico della pièce.
Cosa accade se durante un pediluvio sentissimo dei gabbiani?
E se le pareti divenissero alberi?
Dove siamo?

Report finale ● Nastro di Mobius – Retablo

FILIUS

La residenza presso IDRA ci ha permesso di posare un’importantissima pietra miliare su un percorso di creazione che ha trovato in questi giorni una quadratura narrativa e filologica fondamentale.
Attraverso un intenso confronto con gli interpreti, sia a tavolino, che in improvvisazione, si è lavorato sullo sviluppo della trama, consolidata la struttura drammaturgica e l’essenza psicologica dei personaggi. Molto importante è stato il contributo alla revisione drammaturgica del tutor Gian Maria Cervo, il quale ci ha permesso di consolidare ed asciugare la scrittura, favorendone la fluidità e la tensione drammatica, oltre a valutare nuove e brillanti possibilità di sviluppo.
La convivenza nei giorni di residenza, è stata fondamentale per continuare il lavoro anche fuori dallo spazio scenico, in un percorso di condivisione intenso e totalizzante.
Ci siamo portati il lavoro anche dentro casa, partendo dal presupposto che questo spettacolo è ambientato all’interno delle mura domestiche, potrebbe essere anche rappresentato nelle case degli spettatori, centrando a pieno l’obbiettivo tematico: la violenza nasce, si sviluppa, cresce anche e soprattutto all’interno delle nostre mura
domestiche, contagiando a macchia d’olio le nostre vite fuori.

Fartagnan ● Human Farm

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La residenza di luglio presso gli spazi Idra sarà l’inizio di questa nuova avventura che è Human Farm. Questa prima settimana di allestimento sarà un primo approccio per gli attori alla prima stesura definitiva del testo. Inizieremo un percorso di tavolino e analisi dove tutti insieme analizzeremo e solidificheremo gli snodi della trama; grazie a esercizi di improvvisazione, cercheremo di stratificare e dare maggior spessore ai personaggi. Obbiettivo dei sette giorni è arrivare ad una seconda versione definitiva del testo, già collaudata con gli attori, inoltre verrà creato un primo piano di regia e il definitivo disegno scenico, che verrà realizzato dagli scenografi durante il mese di agosto. Obbiettivo secondario della residenza, inoltre, sarà progettare un’ipotetica strategia di comunicazione da iniziare fra settembre/ottobre, in vista del debutto e da concordare quindi con voi di Residenza Idra.

Nastro di Mobius-Retablo ● Filius

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La funzione di questa residenza è insita nella parola stessa, nel senso etimologico del re-sidente che definisce l’importanza di sedersi di nuovo, ri-accomodarsi, ri-sedersi e riflettere, ri-analizzare, capire ancora, ri-analizzare, di nuovo. Fondamentale sarà quindi questa fase per sviluppare con maggiore solidità la trama rifinirla con maggiore accuratezza, grazie ad un processo di ricerca sia drammaturgico, sia scenico. Gli attori saranno indotti a sviluppare una serie di proposte sceniche e improvvisazioni, costruite partendo dall’analisi di alcune sezioni del testo, iniziando così a porre le basi per un materiale che già a conclusione di questa fase avrà una primordiale essenza scenica.

Report finale ● Piccola Compagnia della Magnolia

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Mater dei – Terza sessione di lavoro

Durante la residenza presso IDRA la compagnia ha proseguito il lavoro di creazione iniziato a Castiglioncello da Armunia e proseguito al Teatro Akropolis di Genova. La tappa bresciana ha costituito la fase conclusiva prima del debutto in forma di Primo Studio della creazione 18/19 MATER DEI.
Quest’ultima sessione intensiva di creazione ha consentito allo scheletro dello spettacolo di emergere, a partire da uno stato ancora embrionale. Si è dunque posta la base per raggiungere una coerenza interna del lavoro che consenta di avere un primo confronto con il pubblico.
I primi giorni di residenza sono stati incentrati sul testo, grazie alla preziosa presenza dell’autore Massimo Sgorbani, che aveva già affiancato la compagnia nella prima tappa in Toscana. Nella prima settimana la troupe ha inoltre lavorato alla definizione del paesaggio sonoro ideato dal compositore e sound designer Guglielmo Diana, un lavoro già iniziato a Genova e qui proseguito fino al montaggio complessivo e alla piena integrazione con il lavoro degli attori in scena. Dalla seconda settimana il lavoro si è invece concentrato sul lavoro degli attori in scena, lavorando alla definizione della partitura fisica e vocale di Davide Giglio e Giorgia Cerruti.
Le giornate di residenza hanno dunque consentito di creare coesione tra alcuni elementi centrali che dialogheranno costantemente nello spettacolo e che sono strettamente interdipendenti: la lingua tagliente di Sgorbani, la partitura degli attori e il discorso sonoro eseguito dal vivo.
Hanno partecipato alla residenza da IDRA: Giorgia Cerruti (regista e attrice), Davide Giglio (attore), Fabrycja Gariglio (assistente alla creazione), Massimo Sgorbani (autore), Guglielmo Diana (compositore e sound designer)

C&C Company ● BEAST WITHOUT BEAUTY

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Foto di Andriano Treccani

 

Il periodo di residenza ottenuto dal progetto BEAST WITHOUT BEAUTY ci è stato utile per definire il linguaggio del lavoro, ancora in fase di ricerca, e costruire nuovi materiali fisici utili alla creazione finale.
Il confronto con Iro Suraci (responsabile tecnico dello spazio) è stato proficuo per ampliare e definire maggiormente l’aspetto tecnico e scenico del lavoro.
Un’ opportunità che, grazie anche alla discrezione e disponibilità del personale dello spazio, è stata utilizzata al meglio in preparazione della creazione finale e della presentazione del work in progress presso in festival di danza e nuovi linguaggi HangartFest il 28 e 29 settembre.
Nella prossima fase di studio presso Residenza IDRA si definirà la struttura finale del lavoro, incrementandolo con prologo ed epilogo e ai lavorerà sugli ultimi dettagli; si comincerà inoltre a lavorare per costruire le basi della nuova creazione parte stessa del macro-progetto BEAST WITHOUT BEAUTY.

Piccola Compagnia della Magnolia ● Mater Dei

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Da un  testo inedito e mai rappresentato di Massimo Sgorbani

Con “Mater Dei” si avvera, nel segno di alcuni comuni denominatori, la fusione tra la drammaturgia di Massimo Sgorbani e l’identità artistica di Piccola Compagnia della Magnolia.
Da sempre Magnolia indaga nei suoi lavori i rapporti famigliari e l’Amore come sfrenata ed incestuosa lussuria, il desiderio come esercizio di violenza e ricerca di sublimazione del sé tra rinascita ed annullamento. Lo studio delle radici (famigliari, cosmogoniche) è per Magnolia studiare il sangue, i rapporti primari di parentela, i rapporti senza mediazioni, di rito e mito, l’interazione della parte con il tutto. “Mater Dei” si colloca tematicamente e stilisticamente come prosecuzione di senso all’interno di questa ricerca.
Libera variante sul tema del mito, “Mater Dei” ha come protagonisti una madre e un figlio, collocati in un tempo immaginario e in un luogo altrettanto immaginario del sud dell’Italia. Chi parla è la madre, vittima molti anni prima della violenza di un dio che, attratto dalla sua bellezza, è sceso sulla terra sotto sembianze animalesche e l’ha posseduta con la forza. Una sorta di rivisitazione del mito di Giove ed Europa dove la donna, invece che essere rapita, viene stuprata e ingravidata dal dio autoritario e passionale.
La gravidanza, iperbolica e paradossale, genera ben quattordici figli, tutti dotati dei paterni attributi divini, tranne l’ultimo. L’ultimo è un dio mancato, debole, troppo umano, e la madre ha dedicato la sua vita a nasconderlo e proteggerlo. Ora però qualcuno sta arrivando a prenderlo, qualcuno intenzionato a “correggere l’errore”. Nel tempo di questa attesa si svolge l’azione drammatica.

Drammaturgia | Massimo Sgorbani – Regia | Giorgia Cerruti – Direzione d’attore | Davide Giglio – Con | Giorgia Cerruti e Fabrycja Gariglio – Luci  | Lucio Diana – Progetto sonoro | Guglielmo S. Diana – Con il supporto di | Armunia, e di Residenza I.DRA. e Teatro Akropolis nell’ambito del progetto CURA 2018.

La Piccola Compagnia della Magnolia è una troupe, un gruppo di lavoro permanente e indipendente. Magnolia crea i propri lavori attraverso una ricerca che trova il suo centro nell’attore e nella composizione dell’immagine. L’ensemble compie dal 2004 una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, affrontando con sguardo contemporaneo il proprio fare teatro, riappropriandosi dei classici o sperimentando negli ultimi lavori scritture originali, inseguendo una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in un confronto aperto e diretto con il Pubblico.

“La nostra ricerca, lunga e difficile ma appassionante, cerca di negare al Teatro certi approcci cinematografici che non gli appartengono, recuperando ciò che gli compete per convenzione: l’artificiosità di un momento rituale estraneo al quotidiano; un tempo “altro”  in cui ci si riunisce – pubblico e attori – per cercare il vero nella finzione”. Giorgia Cerruti

Il mulino di Amleto ● Senza Famiglia

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Gli strumenti usati sono per lo più il lavoro sull’umanità degli interpreti, sulla loro qualità attoriale, sulla creazione di una vicinanza e di una partecipazione del pubblico, su proposte di allestimento scenico non naturalistico. Attraverso tutto questo, la compagnia vuole mettersi alla prova con un testo contemporaneo – Senza Famiglia di Magdalena Barile – per stimolare una creazione folle e imprevedibile che racconti però uno dei nodi della nostra contemporaneità: il fallimentare rapporto tra le generazioni.
Senza Famiglia racconta di come i sogni dei padri e delle madri cadono come macigni sulle teste dei figli, mentre la comunicazione fra le generazioni è costellata da equivoci e disastri. Cinque personaggi: una mamma, un marito, due figli, e una nonna che risorge per insegnare alla figlia come ci si realizza, sono il centro di questa parabola dark e diventano un pretesto per interrogarci sull’eredità che ci è stata lasciata dai nostri “padri”, per interpellarli e scatenare un cortocircuito vivo e potente tra le loro confessioni e il testo della Barile.

Report finale residenza ● Cranpi Iacozzilli

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Report Residenza 1 luglio – 20 luglio 2018
La Classe- Seconda residenza all’interno del Progetto CURA 2018.

La residenza presso I.DRA. nel luglio 2018 costituisce la quarta tappa di un percorso di creazione iniziato a Roma nel 2017 in occasione dei Teatri del Sacro e proseguito con la doppia residenza a Roma (Teatro Biblioteca Quarticciolo) e a Firenze (Teatro Cantiere Florida) nell’ambito del progetto CURA 2018. Il tutto finalizzato alla presentazione del lavoro in forma completa nell’ottobre 2018, in occasione di “Anni luce” /Romaeuropa Festival.

La residenza è stata un momento prezioso, un tempo in cui siamo riusciti a mettere a fuoco con maggiore precisione il lavoro già fatto e ad aprire nuovi campi di indagine. Lo spazio prove era perfetto per le nostre esigenze artistiche.
In una prima fase ci siamo concentrati sulla scoperta/definizione dei nuovi personaggi. Abbiamo delineato i loro caratteri, capito come si muovono, come respirano, quali sono le relazioni con le altre marionette e in che tipo di relazione sono con il personaggio di Suor Lidia. Insieme ai performer abbiamo inoltre lavorato su improvvisazioni finalizzate alla scoperta dei sogni/desideri segreti di queste nostre marionette.
Parallelamente abbiamo indagato lo spazio partendo da questa domanda: qual è la relazione spaziale tra spettatore e scena attraverso cui l’esperienza di questo lavoro può essere più efficace? Intendendo con “relazione spaziale” la posizione fisica ed emotiva dello spettatore.
In una seconda fase abbiamo impostato nuove scene: 1. Antonio e la lotta per la sopravvivenza; 2. Spiderman; 3. La ricreazione; 4. La sinfonia degli zigomi; 5. Il waltzer di Chiara la ladra e provato alcune sequenze drammaturgiche.
In un ultimo momento, anche grazie all’arrivo di Lorenzo Letizia e Luca Lotano, abbiamo riflettuto sugli obiettivi da raggiungere nella prossima fase di lavoro.

Cranpi Iacozzilli ● La classe

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OBIETTIVI DI LAVORO

Durante la prima residenza artistica (23 aprile/10 maggio presso il Teatro Cantiere Florida) abbiamo aperto dei nuclei tematici, delle possibilità drammaturgiche e portato avanti il lavoro sulle improvvisazioni. L’obiettivo per la seconda residenza (1-20 luglio presso IDRA) è quello di mettere ordine e di precisare l’elaborazione della struttura drammaturgica dello spettacolo. Parallelamente al lavoro di scrittura scenica, lavoreremo alla scoperta delle nuove marionette: come si muovono, come respirano, quali sono gli oggetti che hanno, in che tipo di relazione sono con questi oggetti e quali sono le relazioni tra i nuovi personaggi.

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