Gruppo MALOMBRA ● Adele (titolo provvisorio)

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La ricerca artistica del gruppo Malombra parte dal teatro d’ombre tradizionale, elaborandone una rilettura contemporanea.

Pur mantenendo l’aspetto altamente artigianale di questa tecnica, ne trasforma alcuni principi tecnici fondamentali, ad esempio al posto delle classiche sagome articolate vengono usati dei veri e propri modellini scenografici costruiti in materiali trasparente, dentro ai quali si aggira la sorgente luminosa, che restituisce la proiezione di ombre in movimento, con un effetto paragonabile al movimento di macchina cinematografico.

Adele, il prossimo progetto, in fase di creazione, spinge la ricerca avviata da Malombra eliminando la retro-proiezione su schermo bianco e utilizzando una quintatura alla tedesca come supporto di proiezione frontale, che permette di creare un’illusione ottica che trasforma le pareti piatte in una serie di ambientazioni e paesaggi incredibilmente tridimensionali.

Nello spazio scenico così delimitato, si inserisce una performer che abita gli scenari che le si creano attorno grazie alle ombre con cui lei interagisce.

La macchina scenica che viene utilizzata per la creazione delle ombre, è stata costruita ad hoc dalla compagnia, e riproduce in miniatura la macchineria teatrale del teatro all’italiana con tanto di graticcia.

Il primo atto dello spettacolo, con le relative musiche, è stato montato durante un primo periodo di residenza di 20 giorni, realizzato all’ Angelo Mai di Roma, nel mese di Agosto 2017.

Durante la residenza al Teatro Spazio Idra dal 23 luglio al 10 agosto 2018, abbiamo intenzione di lavorare al secondo e ultimo atto. Secondo un calendario che prevede per la prima settimana di residenza la realizzazione e messa a punto dei modellini scenografici che utilizziamo per realizzare le ombre, e dei vari movimenti di scena previsti. Nelle due settimane successive parallelamente a questo lavoro inizieremo la fase di prove con la danzatrice.

L’obiettivo di questi 20 giorni è di montare il secondo atto, per questo abbiamo bisogno di realizzare i modellini scenografici, verificare una serie di effetti che abbiamo immaginato di utilizzare, avere chiara la sequenza di movimenti coreografici e tecnici, definire le interazioni della perfomer con le ombre.

A questo punto dovrebbe partire la fase conclusiva del progetto dal 13 Agosto al 11 Settembre sono previsti altri 25 giorni di residenza, tra l’Angelo Mai di Roma e residenza Settimo Cielo di Arsoli (partner del progetto Cura). In questo periodo lavoreremo con il compositore Andrea Pesce alla realizzazione delle musiche del secondo atto, ultimeremo la decorazione dei modellini scenografici e procederemo a un ultimo periodo intensivo di prove.

Report finale residenza ● SA.NI

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Ringraziamo il teatro Idra per la splendida residenza, nella quale possiamo dire con piacere di aver portato a termine gli obiettivi che il collettivo si era prefissato.
A seguito delle due tranche di prove siamo infatti riusciti nei compiti, sia di imbastire una struttura di forte interesse per i momenti più deboli della performance, sia di completare un piano luci fondamentale per la restituzione del lavoro.
Ad ora lo spettacolo nutre ancora dei bisogni sotto l’aspetto drammaturgico e sonoro ed è stata per noi di altrettanta importanza l’organizzazione di una restituzione con il pubblico, di settore e non, e con i rappresentanti di Idra stessi, con la quale collezionare impressioni, domande ed delineare una visione di ricerca futura. Speriamo dunque di potervi mostrare il lavoro concluso al più presto e di riportarlo in questa meravigliosa cornice.

 

 

SA.NI ● Tutt’uno

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SA.NI. è una compagnia di danza contemporanea che nasce nel 2017 dalla volontà di Nicola Cisternino e Sara Sguotti di veder realizzata in scena la loro prima costruzione autoriale. Il progetto, basato sul rapporto biunivoco che lega l’individuo alla società, è ormai in cantiere da un anno, ma qui presso IDRA avremo per la prima volta la possibilità di lavorare con una disponibilità tecnica. Sarà dunque importante per noi dare vita a tutti quei momenti, per ora immaginati, che andranno a disegnare in forma completa la nostra idea drammaturgica, la quale muterà e si svilupperà a sua volta parallelamente alle nuove possibilità a nostra disposizione. Anche lo studio della musica sarà fondamentale, cosi da apportare, se non conclusa definitivamente, un importante spinta avanti alla completezza scenica.

Rebelot ● HOMEsweetHOME

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Una nuova residenza per un nuovo progetto dedicato, questa volta, alla prima infanzia.
È una collaborazione questa che prosegue oramai da quasi dieci anni in varie forme e modalità, segno, credo, di una grande maturità professionale. Non si puó collaborare per tanto tempo se non ci si trasforma assieme. Di questo sono molto contento e allo stesso tempo grato a quella vecchia bestiaccia dell’Idra!
HOMEsweetHOME ( CASAdolceCASA) è al primo vagito, anzi alla prima ecografia. Non si sa se è maschio o femmina e se è sano, ma i suoi genitori si vogliono un gran bene e stanno preparando la sua cameretta con tanto amore.

Report finale residenza ● Madiel

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TEMI TRATTATI IN FASE DI RICERCA.

– La FUGA e la “RESTANZA”.

– Il Sud maledetto e il caso ENI.

– STRUTTURA DRAMMATURGICA E LINGUAGGIO

– CARATTERE ANTROPOLOGICO

– IMPIANTO SCENOGRAFICO

– ASPETTO MUSICALE

Già dal primo giorno avere a disposizione un alloggio e uno spazio tutto nostro per poter mettere a punto gli aspetti elencati prima è stato fondamentale. Ci siamo immersi nel lavoro con la giusta serenità data da un’accoglienza rara.

In fase di costruzione i feedback del processo creativo richiesti sono stati fondamentali. Il nostro obiettivo è stato principalmente l’aspetto tecnico. entrambi gli attori in scena utilizzano elementi elettronici durante l’intera performance e lo studio fondamentale è stato quello di creare una scenografia che potesse soddisfare tali esigenze.

In uno spazio confortevole e perfettamente idoneo offerto dalla residenza ci ha agevolati in questa fase delicata di lavoro.

Sono stati sostanzialmente 20 giorni produttivi che ci hanno poi permesso di continuare lo studio e debuttare con la serenità giusta, cosa alquanto rara nelle giovani produzioni.

Davide Carnevali ● Educazione transiberiana – terza tappa

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Report Residenza 3 – 13 novembre 2017
Educazione Transiberiana – Terza tappa

Davide Carnevali, Silvia Giulia Mendola, Fabrizio Martorelli, Federico Manfredi, Giovanni Ortoleva

La residenza presso I.DRA. nel novembre 2017 costituisce la terza tappa di un percorso di creazione iniziato a IT Festival (Milano) nel maggio 2016 e proseguito attraverso la doppia residenza a Milano presso il Teatro Franco Parenti e a Granara presso il Granara Festival nel luglio 2017. Il tutto finalizzato alla presentazione al pubblico del lavoro in forma completa nell’aprile 2018, presso il Teatro Franco Parenti di Milano, produttore della creazione.
Il progetto – sorto dalla collaborazione tra l’autore Davide Carnevali e gli attori Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola e Alberto Onofrietti, a cui si è aggiunto Federico Manfredi – vuole sperimentare una modalità di lavoro differente da quelle a cui gli elementi del gruppo sono abituati. La creazione nasce e si alimenta da un confronto permanente tra l’autore e gli attori, mentre la messa a punto dello spettacolo si sviluppa attraverso periodi di prova saltuari e dilungati nel tempo. Questa conformazione modulare risponde a una triplice esigenza.

In primo luogo, permette al gruppo di portare avanti un processo di creazione agile e sostenibile, lavorando di volta in volta, in modo autonomo, su specifiche scene. Durante questa fase delle prove ci si concentra sul senso e le intenzioni del testo, senza l’obbligo di impararlo a memoria, ma verificando che funzioni in bocca all’attore e comprovando le soluzioni sceniche a cui può aprire. Pensiamo infatti che tanto la tranquillità di creare senza essere condizionati da una scadenza imminente, quanto l’implicazione prolungata e reiterata nel progetto da parte dei suoi ideatori, vadano a favorire la qualità del lavoro.
In secondo luogo, questa modalità permette di arrivare più facilmente al pubblico, offrendo la possibilità di presentare alcune scene, che conservano una certa autonomia drammaturgica, come mini-spettacoli. È appunto il caso di Peppa Pig prende coscienza di essere un suino, monologo di venti minuti, già programmato con successo in differenti festival in forma di mise en space. Il momento di confronto con il pubblico è essenziale per capire in che misura il lavoro stia funzionando, servendo così da riscontro alla compagnia. Le forme della lettura e del semimontaggio offrono da un lato una ricezione più agile da parte dello spettatore, e dall’altro garantiscono una rifinitura del prodotto di maggiore qualità rispetto a una prova aperta.
In terzo luogo, questo metodo di lavoro permette a produttori e programmatori di seguire passo dopo passo l’attività del gruppo e constatare nel tempo il progresso del lavoro, in modo da avere un’idea chiara di come andrà a essere lo spettacolo. Inoltre, nel momento in cui Maleducazione transiberiana entrerà nell’ultima fase delle prove, gli attori arriveranno con un testo già conosciuto e un’idea di spettacolo definita, in modo che il tempo a disposizione sarà impiegato per ultimare il montaggio delle varie scene, fissare la memoria, collaudare gli elementi tecnici e rodare la partitura scenica.

Tutto questo si pone come un tentativo di ovviare ai problemi che il modello di produzione teatrale presenta nel nostro paese. Spesso le esigenze di produzione, le condizioni di lavoro a cui sono soggetti regista e attori, così come i tempi ristretti destinati alle prove, limitano drasticamente le potenzialità di un progetto, influendo negativamente sulla sua forma finale e, non di rado, deludendo le aspettative dei creatori, dei programmatori, ma soprattutto quelle del pubblico. Dietro tutto questo ci sono ragioni comprensibili dal punto di vista delle economie in cui il teatro è inquadrato, ma incomprensibili dal punto di vista delle modalità che richiederebbe la creazione artistica. In questo modo, recuperando una metodologia in parte ispirata al modello di produzione del teatro off argentino, cerchiamo dunque di mediare tra esigenze produttive, urgenze artistiche e necessità materiali dei componenti del gruppo. Nell’ottica, naturalmente, di un miglioramento non solo delle condizioni di lavoro, ma anche della qualità stessa del prodotto artistico, e dunque del momento della sua ricezione da parte del pubblico.

Il gruppo è arrivato a I.DRA. avendo già montato, nelle tappe precedenti gli episodi: #1 / Peppa Pig prende coscienza di essere un suino (monologo, 20’); #2 / Holly e Benji patiscono le fluttuazioni del mercato euroasiatico (dialogo, 15’); #3 / Il migliore dei mondi possibili (dialogo, 15’); #4 / Il Pisolone fa fare un dolce sonnellino al tuo spirito critico raccontandoti la fiaba dell’orizzonte teleologico del capitalismo (monologo, 10’); #5 / Prologo. Le parole e le cose (monologo, 2’).
Nei dieci giorni di residenza abbiamo aggiunto l’episodio #6 / Epilogo. Della bambina che non voleva lavarsi (monologo, 10’); e siamo tornati a lavorare sulle scene precedenti, tenendo conto dei risultati ottenuti nelle due aperture al pubblico di luglio e agosto.
Inoltre abbiamo lavorato con l’attore Federico Manfredi a un nuovo montaggio delle scene #2 / Holly e Benji patiscono le fluttuazioni del mercato euroasiatico e #4 / Il Pisolone fa fare un dolce sonnellino al tuo spirito critico raccontandoti la fiaba dell’orizzonte teleologico del capitalismo, per supplire all’assenza di Alberto Onofrietti. Questo non tanto nell’ottica di una semplice sostituzione tra attori, quanto secondo un concetto di “compagnia allargata” che permetta in futuro la circuitazione dello spettacolo con un cast diversificato secondo le esigenze e gli impegni degli attori.
Allo stesso tempo abbiamo integrato nel gruppo Giovanni Ortoleva come consulente alla regia e alle luci, provvedendo quindi a determinare la conformazione dello spazio scenico, l’utilizzo della componente audiovisuale, e il piano luci di quello che sarà il montaggio definitivo dello spettacolo.
Anche da questo punto di vista, il supporto da parte del personale di I.DRA. è stato certamente prezioso. Pur non prevedendo la residenza, da contratto, ore di lavoro di tecnici su sala, questi hanno contribuito, per quanto possibile, a fornirci i materiali e la consulenza di cui necessitavamo. In quest’ottica, consideriamo che l’inserimento nel quadro della residenza di ore di lavoro dei tecnici potrebbe certamente costituire un vantaggio, apportando un ulteriore elemento di sostegno alle compagnie, che si aggiungerebbe a quello di lavorare in uno spazio già di per sé splendido e comodo come il Mo.Ca.. Dal canto loro, anche i membri della direzione artistica e amministrativa di I.DRA. si sono sempre dimostrati disponibili nei confronti della compagnia, rendendo il luogo di lavoro comodo e gradevole.

Il risultato della residenza è aperto al pubblico in data del 25 novembre, nell’ambito del Festival Wonderland. La forma in cui si presenta è quella di un’anteprima, in cui è già presente un 80% di quello che sarà lo spettacolo definitivo; ma in cui è evidente che ormai il lavoro ha già assunto le sembianze di uno spettacolo coerente e pressoché autonomo.

Report finale residenza ● Tommaso Monza e Andrea Baldassarri

Brescia 2

OBBIETTIVI DI PERCORSO

Per il nostro lavoro, la residenza presso Residenze IDRA aveva come obbiettivi:
– lo studio e lo sviluppo dei personaggi trovati nella residenza di Teatri di Vita e il loro inserimento in una dimensione drammaturgica del lavoro
– la creazione di un legame lavorativo fra noi e residenze IDRA stabilito dal Bando CURA
– l’ incontro con un tutor che avrebbe dato qualche consiglio sul progetto
– l’incontro con dei migranti che avrebbero dato delle informazioni da usare come “fonti” per il progetto

SVOLGIMENTO DI RESIDENZA

ACCOGLIENZA
L’ ospitalità è stata ottima, la casa, anche se vecchia è stata gradevole e vicina allo spazio di lavoro, l’accoglienza è stata confortevole e confortante per le persone disponibili.

SPAZIO PROVE: PRO E CONTRO
Nei 20 gg di lavoro che abbiamo potuto fare presso residenze IDRA, abbiamo sviluppato alcune parti della nostra ricerca legata allo sviluppo di personaggi che poi hanno trovato un loro compimento nel proseguire del progetto.
Ci siamo concentrati su questo aspetto per due motivi:

– nel momento in cui ci si è presentata la residenza, il nostro lavoro aveva bisogno di questa ricerca

– lo spazio di residenza, sebbene molto accogliente per una fase di ricerca, con la clausola dell’assenza del supporto tecnico, comunque come specificato da bando, non era per noi adatto a sviluppare altre parti del processo di lavoro.

Da questi due fattori sono dipesi sia elementi fortemente positivi riscontrati nel rapporto di residenza, quali:

– la quasi totale disponibilità dello spazio, la tranquillità di sviluppo del lavoro senza pretese o ingerenze da parte del titolare di residenza
– i feedback del processo creativo là dove chiesti dalla compagnia ospite sono sempre stati puntuali.

e qualche elemento di criticità quali:
– il lavoro da sviluppare assieme al tutor Corsini avrebbe dato maggiori risultati con la possibilità di allestimento tecnico.
– avremmo gradito in alcuni frangenti una maggiore condivisione del processo di lavoro con i membri della struttura.
– Nell’incontro con i migranti ci avrebbe fatto piacere avere qualcuno della struttura presente, in quanto noi li ospitavamo nel nostro progetto ma l’organizzazione li accoglieva nella propria casa.

CONCLUSIONI

Il progetto Black lights ha avuto uno sviluppo durante il periodo di residenza e noi ci siamo trovati bene presso la stessa. Ci farebbe piacere continuare un rapporto di crescita rimanendo in contatto con la vostra struttura e partnership. A questo proposito ci piacerebbe aumentare le possibilità di contatti e confronto perché nella residenza trascorsa le avremmo gradite e siamo sicuri che da una maggiore frequentazione possano nascere nuovi stimoli e nuove progettualità.

Tommaso Monza
Andrea Baldassari

Report finale residenza ● Albert

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Dopo la prima fase di residenza ad Arsoli è stata individuata una forma narrativa e la drammaturgia ha rielaborato il primo materiale grezzo. A Brescia abbiamo testato sulla scena il materiale semi-formalizzato, per individuarne punti di forza e debolezze. Dallo scambio costante tra scena e foglio scritto abbiamo proseguito la nostra indagine, scavando oltre la superficie dei personaggi.
Perché Otto ce l’ha con Albert?
Forse perché incarna l’adulto, l’autorità, il primo della classe che avrà ‘facile’ successo a venticinque anni mentre lui sarà disoccupato a vita?
Perché Albert vuole distruggere il suo cervello?
Perché si fida di Otto?
Dal progetto e dalle idee alla concretizzazione delle stesse, processo che implica sfoltimento, chiarificazione di obiettivi ed essenzialità. Insomma: quando ti accorgi che il teatro può anche essere ‘povero’ non per necessità, ma per scelta. Abbiamo individuato la strada, l’abbiamo ripulita dai rovi e dai sassi. Ora non resta che percorrerla.

Francesca Franzé ● FAIL

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FAIL è la rilettura incarnata del legame tra una figlia e un padre passato attraverso l’esperienza del fallimento della sua azienda, dove lavorava il plexiglass. La necessità di parlare di questa vicenda autobiografica nasce dalla volontà di rivederla e creare delle connessioni con una rete sociale che coinvolge l’economia per sé, per la propria famiglia, per la città, per lo stato e per tutto l’ambiente complessivo.
Essere alla ricerca attraverso il teatro permette di trovare filtri e figure, rimanendo aperti alla dimensione del sogno, della possibilità, della bellezza.
Il mio intento è quello di utilizzare il linguaggio che conosco, quello teatrale, come mezzo per riscrivere una vicenda personale drammatica e difficile, riposizionandomi e ricostruendomi all’interno di essa attraverso la collaborazione con mio padre, parte attiva e stimolo vivente nella costruzione della drammaturgia e degli oggetti che stanno sulla scena e diventano traccia installativa. Per attivare nuove risorse di interpretazione, rimescolando i piani temporali in una contaminazione tra passato presente futuro, che aiuti a delineare una visione sistemica e una continuità tra l’agire di ieri, il reagire nell’oggi e il vivere nel domani. Non perdendo mai di vista la forte capacità di rispecchiamento che la storia è in grado di suscitare in chi la guarda e la ascolta, in questo determinato momento storico, dove l’esperienza del fallire è condivisa, sperimentata da molti, inserita nel quotidiano. Stiamo lavorando in costante ricerca per progressive rielaborazioni: un’attrice, io, che sono coinvolta per la mia biografia e lavoro innanzitutto sul personaggio di me stessa; un attore che mi sostiene e completa, lavorando sul personaggio di se stesso; entrambi lavoriamo da attori sui personaggi di tutte le persone coinvolte nella vicenda biografica ma che appartengono anche all’allucinazione nata dai vissuti o inventata a partire dalla successiva rilettura e comprensione delle vicende. Il lavoro della dramaturgia parte dall’ascolto e dalla composizione, quindi serve sia a fare da ponte tra biografia e rielaborazione in teatro, sia a portare in luce progressivamente quello che si è offuscato, è emerso e continua a emergere e chiarirsi a posteriori.

Report finale residenza ● The black’s tales tour

LICIA PROGETTO CURA

La seconda residenza a Brescia è stata dedicata prevalentemente alla scrittura. Io ho utilizzato i primi giorni di lavoro per mettere in ordine, in solitudine, il mio infinito materiale scritto intorno al tema dell’insonnia e delle fiabe. Con l’arrivo della tutor Roberta Nicolai, nei giorni successivi, questo materiale è stato finalmente messo in forma fino a formare la drammaturgia definitiva dello spettacolo. Nell’ultima parte della residenza ho provato a iniziare a mettere nello spazio queste parole, a dar loro corpo e suono. Fondamentale è stato il lavoro con il musicista che rimodulava la drammaturgia musicale insieme al testo fino a fare una traccia continuativa e perfettamente in linea con le parole. Infine con il disegnatore luci abbiamo iniziato a ragionare su quello che sarebbe stato poi l’allestimento scenico. Insomma, alla fine dei dieci giorni, abbiamo chiuso quasi del tutto lo spettacolo e gli abbiamo trovato il titolo definitivo: The black’s tales tour.

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